VASTE, PIAZZA DANTE

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Vaste è un piccolo centro abitato a continuità di vita nell’entroterra otrantino. Le più antiche tracce di occupazione risalgono all’età del Bronzo, mentre la fase meglio documentata è rappresentata dall’abitato del IV e III sec. a.C. con i quartieri di abitazione, il circuito murario e le aree di necropoli.
Ricerche archeologiche sistematiche sono state condotte a partire dagli inizi degli anni ’80 dall’Università degli Studi di Lecce, sotto la direzione del Prof. Francesco D’Andria, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, l’Ecole Française di Roma e la Scuola Normale di Pisa.
Nel 1999, nel corso degli scavi per la messa in opera della rete fognaria, è stato possibile effettuare  l’esplorazione dell’area di Piazza Dante, corrispondente alla zona centrale e più elevata dell’insediamento messapico (109 m. s.l.m.). Qui è stato individuato un importante complesso cultuale.
L’area sacra comprende un edificio articolato in vari ambienti separati da muri a blocchi squadrati di grandi dimensioni. Sulla base dei dati di scavo è possibile stabilire che la struttura era priva di tetto: i vari spazi dovevano dunque apparire come recinti scoperti. Essi erano delimitati ad ovest da un imponente muro con fondazione a grosse pietre informi, probabilmente risalente ad età arcaica (VI-V sec. a.C.), periodo a cui si può far risalire la prima frequentazione cultuale dell’area.
All’interno ed in prossimità dei recinti sono stati individuati alcuni focolari e tre cavità ipogeiche. Due di esse erano destinate alla deposizione di offerte e resti di sacrifici; la cavità più grande, delimitata in superficie da un recinto di blocchi, era utilizzata per compiere riti religiosi presso una fenditura della roccia, alla cui base era posta una lastra in calcare, con foro centrale. In questo ambiente ipogeico è stata rinvenuta una testa femminile in calcare, con decorazione policroma, pertinente alla statua di culto della divinità a cui era dedicata l’area sacra.
I depositi votivi individuati nelle due cavità minori comprendevano tazze, vasi miniaturistici, coppe, pentole, piatti e unguentari, oltre a resti faunistici e botanici.
Risulta evidente la valenza ctonia del complesso cultuale; alcune iscrizioni, su vasi e manufatti lapidei associati alle deposizioni, indicano una forma onomastica in cui si potrebbe riconoscere un teonimo: Oxxo; tazze e piatti, inoltre, sono spesso segnati con lettere quali la O e la R.

Alcuni dati relativi al complesso di Piazza Dante sono stati presentati in occasione di convegni internazionali.

F. D’Andria, Greek Colonisation and Romanisation from a Native Perspective, in P. Attema, G.-J. Burgers, E. van Joolen, M. van Leusen, B. Mater (eds.), Landscape and Settlement Dynamics in Early Italy, Proceedings of the conference, Groningen April 13-15, 2000, BAR Intern. S. 1091, 2002, pp. 52-59.
G. Mastronuzzi, L’archeologia di un luogo di culto in Messapia: Vaste - piazza Dante, in M. L. Nava, M. Osanna (a cura di), Lo Spazio del rito. Santuari e culti in Italia meridionale  tra indigeni e Greci, Matera, 28 – 29 giugno 2002, Bari 2005, pp. 235-247.
G. Mastronuzzi, Il culto di Demetra in Messapia, in Demetra: la divinità, i santuari, il culto, la leggenda, atti del Convegno Internazionale, Enna, 1 – 4 luglio 2004, in corso di stampa.

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