IL PROGETTO GIS DEL SALENTO PREROMANO

Nell’ambito del progetto LandLab, all’interno del Laboratorio di Informatica per l’Archeologia dell’Università di Lecce, è stata implementata un’applicazione GIS sul Salento preromano. Il comparto territoriale preso in esame coincide con le attuali province di Lecce, Brindisi e Taranto; mentre l’arco cronologico di riferimento è compreso tra l’età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.) e la romanizzazione (III-II sec. a.C.).

Il progetto nasce con l’obiettivo di ricostruire i diversi aspetti del paesaggio antico attraverso il riconoscimento delle dinamiche insediative e delle forme di sfruttamento e utilizzazione del territorio da parte delle diverse realtà culturali che lo occuparono. Il punto di partenza di questo lavoro è rappresentato dal GIS degli insediamenti indigeni dell’Italia meridionale preromana (vedi: http://lia.unile.it s.v. ‘Analisi dei sistemi Insediativi’), sviluppato a partire dal 1996 nell’ambito delle attività di ricerca della Scuola di Specializzazione in Archeologia Classica coordinate da F. D’Andria e G. Semeraro (cfr. D'ANDRIA F., SEMERARO G., Applicazioni GIS alla ricerca archeologica. Modelli di formalizzazione dei dati, in I modelli nella ricerca archeologica, Il ruolo dell’informatica, Atti del Convegno di Roma Accademia dei Lincei 24-25 Novembre 2000, Roma 2003, 77-105, con bibliografia precedente).
Il lavoro è stato incentrato sulla raccolta sistematica e ragionata, condotta da archeologi, storici e geomorfologi, della documentazione storico-archeologica, dei dati geologici e geomorfologici e delle fonti letterarie. Le informazioni raccolte riguardano non solo gli insediamenti ampiamente conosciuti, grazie ad indagini sistematiche (scavi e ricerche di superficie), ma anche le evidenze isolate, o da ricognizione occasionale (ad es., tombe non facilmente collegabili ad un’area insediativa).
L’applicazione sviluppata consiste in un database relazionale per la gestione dei dati descrittivi (RDBMS) e in un geodatabase per la gestione dei dati cartografici. Il software ArcGis 9 consente l’integrazione dei dati alfanumerici con quelli grafici. Il modello di dati alfanumerico è costituito da quattro entità collegate fra loro: Unità di paesaggio, Insediamenti ed Evidenze Archeologiche, Fonti Letterarie, Bibliografia Generale (fig. 1).
Particolare attenzione è stata prestata allo studio delle caratteristiche geologico-ambientali, nel tentativo di estrarre quante più informazioni possibili per una ricostruzione storica delle modalità insediative.
Lo studio bibliografico insieme ai rilevamenti sul terreno, hanno consentito di individuare 14 comparti morfo-paesaggistici o ‘Unità di paesaggio’ (fig. 2), distinti sulla base di caratteristiche ambientali omogenee. All’interno di essi si distribuiscono i 333 siti censiti sulla base dello spoglio bibliografico (fig. 3).
L’organizzazione dei dati è stata pensata in funzione della realizzazione di carte tematiche, utili per una lettura diacronica e sincronica del territorio (fig. 4-6) e di analisi spaziali che consentissero di aiutare la comprensione delle dinamiche insediative (fig. 8-11).
Tale approccio si colloca all'interno delle più attuali tendenze dell'«archeologia cognitiva», che a livello interpretativo meglio legano gli aspetti processuali e postprocessuali della Settlement Archaeology (cfr. PECERE B. c.s., ‘Viewshed’ e ‘Cost Surface Analyses’ per uno studio dei sistemi insediativi antichi: il caso della Daunia tra X e VI sec. a.C., in ACalc XVII).
In particolare, si è utilizzata la tecnica di Viewshed Analysis, che recentemente si è imposta in ambito anglosassone accanto a quelle tradizionali di Site Catchment o dei Poligoni di Thiessen, per riconoscere le differenti modalità insediative durante l'età preromana (LOOK G., STAN_I_ Z. (eds.) 1995, Archaeology and Geographic Information Systems: A European Perspective, London; LOOK G. (ed.) 2000, Beyond the map. Archaeology and Spatial Technologies, Amsterdam; VAN LEUSEN M. 2002, Pattern to Process: methodological investigations into the formation and interpretation of spatial patterns on archaeological landscapes, Gröningen).

L’applicazione della Viewshed Analysis, che permette di calcolare il campo di osservazione (line-of-sigth) rispetto alla posizione ed all’orizzonte visivo di un osservatore (fig. 7), si rivela molto utile per comprendere le relazioni tra un sito e l’ambiente circostante e tra più siti di un comparto territoriale. Inoltre, tali analisi possono indirizzare in un’ottica predittiva le indagini sul terreno e fornire alcuni spunti per avviare lo studio sui paesaggi antichi.

Attraverso l’utilizzo di tali strumenti abbiamo infatti la possibilità di simulare la percezione visiva di uno o più individui dislocati in un territorio ma, soprattutto, abbiamo la possibilità di integrare il modello di dati, attraverso la ricostruzione di strutture oggi scomparse, come terrapieni, cinte di fortificazione, torri di avvistamento, etc. Il riposizionamento di tali evidenze rappresenta l’unica possibilità per tentare di ricostruire i sistemi di percezione dei paesaggi antichi valutando non soltanto i parametri morfologico-ambientali, ma anche i fattori antropologici, simboli di un ‘paesaggio costruito’ oggi non più visibile (fig. 8-12).

L’applicazione della Viewshed Analysis al sito di Cavallino, posto a ridosso delle propaggini orientali delle Serre Salentine (fig. 8), permette, per esempio, di osservare come dalla sommità delle fortificazioni che delimitavano l’insediamento durante l’età arcaica fosse possibile percepire visivamente un territorio molto ampio, che si estendeva verso nord-ovest e sud-est sino ai versanti che delimitano le serre (fig. 9).

L’applicazione della Viewshed Analysis al sito di Oria, posto sulle propaggini meridionali delle murge brindisine, consente ancora di osservare come a partire dalla sommità delle colline su cui sorgeva l’antico sito messapico fosse possibile avere un percezione molto ampia del territorio circostante l’insediamento (fig. 10).
La stessa analisi applicata al sito di San Vito dei Normanni, su di una collina a circa 17 km a nord-est di Oria, mostra come i due insediamenti facessero parte di uno stesso sistema di paesaggio nel quale i siti erano in rapporto visivo reciproco. Le Lines of sight (in verde le zone visibili, in rosso le zone d’ombra prodotte da ostacoli naturali) mostrano infatti come l’antico sito messapico fosse in ‘contatto visivo’ con i principali centri che popolavano il territorio in età arcaica, in un paesaggio antropico all’interno del quale la percezione visiva costituiva certamente un fattore importante nella scelta insediativa (fig. 11).

Il GIS del Salento preromano è fruibile attraverso il sito web http://gis.lia.unile.it/insediamenti/, realizzato all’interno del Laboratorio di Informatica per l’Archeologia dell’Università di Lecce. Le funzioni implementate permettono di poter realizzare carte di distribuzione e mappe tematiche, riproducendo fedelmente il sistema di gestione dei dati messo a punto nella versione off-line, ad esclusione delle analisi spaziali, per le quali sono necessari modelli matematici molto complessi.

Didascalie Immagini:
fig. 1: Schema grafico del sistema per la gestione dei dati
fig. 2: Carta di distribuzione delle ‘Unità di paesaggio’
fig. 3: Carta di distribuzione degli insediamenti e delle evidenze archeologiche
fig. 4: Esempi di mappe tematiche
fig. 5: Esempi di mappe tematiche
fig. 6: Esempi di mappe tematiche
fig. 7: Schema grafico della line-of-sigth (PECERE B. c.s., fig.3)
fig. 8: Applicazione della Viewshed Analysis al sito di Cavallino, sviluppata ipotizzando la presenza di una serie di osservatori lungo il perimetro delle mura
fig. 9: Applicazione della Viewshed Analysis al sito di Cavallino, sviluppata ipotizzando la presenza di una serie di osservatori lungo il perimetro delle mura
fig. 10: Applicazione delle Viewshed Analysis al sito di Oria
fig. 11: Applicazione della Viewshed Analysis al sito di S. Vito dei Normanni


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