ORIA, MONTE PAPALUCIO

Foto Monte Papalucio: 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6

Le indagini archeologiche nel centro di Oria hanno portato alla luce numerosi elementi  di un insediamento messapico con fasi di frequentazione databili tra l’VIII sec. a.C. e la tarda età romana repubblicana.
L’abitato antico si articola su una catena di dune infrapleistoceniche disposte con orientamento E-W: quella centrale, su cui sorge il castello di Federico II, raggiunge la quota più elevata, ed è caratterizzata da una continuità di vita dall’età del Bronzo fino ad età contemporanea
Il santuario di Monte Papalucio è posto sul pendio nord-occidentale del rilievo situato ad est dell’acropoli. Si può pensare che l'area si trovasse, inizialmente, in posizione suburbana, mentre a partire dalla fase finale del IV sec. a.C., venne compresa all'interno di un ampio circuito murario.
Il complesso è costituito da un sistema di terrazze disposte su un dislivello complessivo di circa 11 m., sottostanti una parete di roccia nella quale è stata ricavata una grotta.
L'indagine scientifica è stata condotta in cinque campagne successive, dal 1978 al 1982 e nel 2002 dall'Università di Lecce, sotto la direzione del prof. Francesco D'Andria.
Sono state riconosciute due principali fasi di frequentazione, collocabili tra la seconda metà del VI e gli inizi del V sec. a.C., e tra la seconda metà del IV e la prima metà del III sec. a.C.
Nella zona meridionale, a ridosso della parete di roccia, sono state individuate le tracce della più antica frequentazione risalente alla metà del VI sec. a.C., costituite da una serie di tagli circolari, concentrici, sulla roccia di base. Al di sopra di questa, nel corso della seconda metà del VI secolo, vengono scaricate ingenti quantità di materiali per regolarizzare il piano di roccia e rialzare il piano di frequentazione. Gli scarichi, caratterizzati dalla presenza di numerosi frammenti ceramici, con lenti di terreno cineroso e schegge di arenaria, sono contenuti da una struttura muraria a blocchi. Al di sopra si trova una sistemazione pavimentale con pietre, frammenti di tegole e di ceramica. In alcuni punti si sono potuti riconoscere piccoli focolari. L'area venne nuovamente risistemata, in maniera analoga, nei primi anni del V secolo a.C., ancora con gettate di materiale contenute da una struttura a blocchi e pietre di grandi dimensioni disposte a secco, fondata sulla roccia. A questo momento sono riferibili due depositi votivi sistemati in buche nel terreno, in prossimità del muro di terrazzamento; un'altra deposizione di vasi (coppette monoansate ed hydriai miniaturistiche) è stata individuata a ridosso della parete di roccia.
Intorno alla metà del IV sec. a.C. il santuario assume caratteri di una certa monumentalità. Sulla terrazza inferiore, lungo uno stretto percorso di attraversamento, vengono realizzati alcuni ambienti con muri di pietre a secco, copertura in tegole e pavimenti in battuto di tufina; sui lati interni corrono banchine ed è documentata la presenza di focolari. Altre strutture più modeste sono costituite da recinti di piccole pietre che delimitano aree destinate ad ospitare i depositi votivi costituiti da piccole buche scavate nel terreno.
Le caratteristiche tipologiche degli edifici ed il confronto con situazioni simili documentate in centri della Grecia permettono di interpretarli come sale da banchetto: ad esse potevano accedere quanti frequentavano il luogo di culto per la consumazione di pasti rituali. Questi ultimi comprendevano la carne proveniente dai sacrifici di suini e pietanze a base di cereali e legumi. Le analisi archeobotaniche ed archeozoologiche, condotte già a partire dalle indagini degli anni ’70 hanno permesso di riconoscere in maniera puntuale questi elementi del culto che si aggiungono alle osservazioni che possono essere effettuate sui numerosissimi reperti in ceramica e metallo provenienti dall’area.
Sin dalla fase arcaica le offerte di statuette e vasi figurati e le iscrizioni sui vasi consentono di riferire il culto a Demetra e Persefone. A queste dee tutelari della fertilità e della fecondità, venivano dedicati oggetti preziosi, come monete, pettorali in lamina di oro e di argento e fibule in bronzo, ed anche semplici vasi miniaturistici, soprattutto le hydriai, destinate alla conservazione dell’acqua.
Tra VI e V sec. a.C. sono ben documentate le importazioni di ceramiche figurate ed a vernice nera provenienti dalla Grecia e dalle colonie della Magna Grecia; significativa è l’attestazione di vasi locali che imitano le tecniche di decorazione dei vasi greci.
Nella seconda metà del IV ed agli inizi del III sec. a.C. accanto alle produzioni di ceramiche comuni locali sono presenti in notevoli quantità i vasi a vernice nera, a figure rosse e con decorazione sovradipinta. In questo periodo tra le statuette compaiono anche alcuni esemplari che permettono di ipotizzare l’inserimento del culto di Afrodite accanto a quello di Demetra e Persefone.

Prime notizie del rinvenimento:
- F. D’Andria, Salento arcaico: la nuova documentazione archeologica, in AA.VV., Salento arcaico, Atti del Colloquio Internazionale, Lecce 5-8 aprile 1979, Galatina 1979, pp. 15-28;
- F. D’Andria, Ricerche archeologiche nel Salento, in ACMG XIX, Taranto 1980, pp.455-457.
Per un’ampia selezione di materiali:
- F. D’Andria, (a cura di), Archeologia dei Messapi, Bari 1990, pp. 237-306.
Sui materiali ceramici di importazione:
- G. Semeraro, En nhusi. Ceramica greca e società nel Salento arcaico, Lecce-Bari 1997.
Alcune osservazioni sul luogo di culto:
G. Mastronuzzi, Repertorio dei contesti cultuali indigeni in Italia meridionale. 1. Età arcaica, Bari 2005.

< Torna a Paesaggi archeologici